Alle origini del
primitivismo
 
l'arte primitiva ed il suo ruolo ispiratore dei
principali movimenti artistici del nostro secolo
Bologna, 1985

3ai saggi

di Beppe Berna
L'interesse

Da anni si è venuto manifestando un crescente interesse per il ruolo ispiratore svolto, nei confronti dei principali movimenti artistici del nostro secolo, da parte della cosiddetta "arte primitiva", considerata nel corretto intendimento del termine, di derivazione squisitamente tecnologica ed utilizzata in senso lato, non limitata, cioè , alle sole produzioni negro-africane ed oceaniane, ma comprendente, altresì, i frutti di culture quali quelle precolombiane, eskimo, degli indiani d'America o, ancora, attinenti all'ambito archeologico occidentale.
E' da un tale clima di interesse che sono scaturite, sia in campo pubblico che privato, iniziative espositive consacrate all'argomento, tra le quali basterà ricordare 'Arts primitifs dans les ateliers d'artistes', Musée de l'Homme, Paris, 1967 e le più recenti 'Resonances', Galerie Greub, Basel, 1984 e ''Primitivism in the 20th century art', The Museum of Modern Art, New York, 1984.
 
La découverte
 
La decouverte de l'art negre viene ormai concordemente localizzata agli inizi del secolo, in ambiente parigino.
Le opere negre con le loro semplificazioni dei piani, la loro modificazione delle proporzioni ed il particolare uso del colore, appaiono improvvisamente a sconvolgere un ambito culturale in cui il desiderio di rinnovamento artistico era sentito, ormai, come esigenza prioritaria ed imprescindibile.
Gaugin, per primo, subisce il fascino delle forme e dei colori che l'arte oceaniana gli offriva, in rottura con gli ormai agonizzanti retaggi della cultura occidentale.
La vera révélation è quella avuta da Vlaminck, nell'estate del 1905, in un caffé di Argenteuil, nell'incontro casuale con tre sculture africane; da essa avrà inizio la diffusione inarrestabile del contagio che passando tramite Derain, col quale Vlaminck divide l'atelier di Chatou, arriverà fino a Matisse, Picasso e molti altri.
Va comunque precisato subito come l'atteggiamento unanime di interesse da parte di questi artisti, nei confronti della scultura africana, appaia differentemente motivato all'interno dei due principali movimenti artistici che in quel momento venivano formandosi: il Fauvismo ed il Cubismo.
Il gruppo dei primi (Vlaminck, Derain) portava la sua attenzione prevalentemente alle policromie, espressioni di forza ed interpretazione di sentimenti, in una visione emozionale risultante dal rapporto volume-densità del colore, sino a giungere a quell'aspetto "esotico" che costituirà comune denominatore con la visione degli Espressionisti Tedeschi (Die Brücke, Nolde, Kirchner, Schmidt-Rottluff).
Per i cubisti (Picasso, Braque, Gris) il peso preponderante è invece assunto dalla lezione formale che tali produzioni suggeriscono, sul piano plastico.
Anche in Italia, negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, la consistente migrazione di artisti verso Parigi (Boccioni, Carrà, Russolo, Severini) ebbe come conseguenza diretta quella di diffondere, al loro rientro in patria, la ventata di novità e di visioni 'rivoluzionarie' di cui l'ambiente parigino era intriso.
Tra tutti, colui che più chiaramente delineerà la propria ricerca estetica in tal senso, indirizzandola verso ritmi e forme di derivazione africana, risulterà essere proprio quel Carlo Carrà che sul piano teorico, in una sorta di interna contraddizione, condannerà sino al limite dell'invettiva, l'idiota abberrazione di quelle correnti che si erano legate all'arte negra.
 
La scultura
 
In quegli anni l'influenza del primitivo, su molti artisti, passa per il tramite stesso della scultura. Brancusi risente fortemente di questo rapporto ed in un ambito di generale superamento di un ideale classico di bellezza, trova realizzazione alle proprie aspettative in quell'approccio nuovo col lavoro, carico di istintiva energia di cui 'Le Baiser' (1910) incarnerà l'idea.
Questo nuovo rapporto, dalle tinte forti, non lascerà indifferente Modigliani che, lavorando a contatto con Brancusi, assorbirà tale capacità di sintesi trasportandola tanto nella propria attività scultorea quanto in quella pittorica, con risultati esaltanti.
È innegabile che la quasi totalità degli scultori cubisti del tempo abbia subito l'influenza dell'arte negra.
In 'Torse noir' (1909) da molti considerato come prima scultura cubista, Archipenko pare voler proclamare, manifestamente, tale sodalizio, come farà Gargallo col suo lavoro sulle maschere (1911-13) ed ancora Lipchitz, Zadkine e Gonzales (che con i suoi lavori in metallo ha aperto la strada alla moderna scultura metallica).
 
Vecchio e nuovo continente
 
Nel primo decennio del secolo, analogamente a quanto veniva definendosi in Europa, l'interesse degli artisti d'oltre oceano si risolve, sempre più manifestamente, verso le opere d'arte primitiva che musei e gallerie avevano cominciato a far conoscere ed a cui andavano qui affiancandosi i prodotti delle culture indo-americane.
Le opere diopinte da Hartley, Weber e Storrs o realizzate in scultura da Zorach, Graham, Morris testimoniano, inequivocabilmente, il peso che un tale 'incontro' era destinato ad avere.
Passata la prima guerra mondiale la grande eredità lasciata dal ventennio precedente viene, nel vecchio continente, raccolta e sorprendentemente rivalutata da Fernand Léger; in lui il rapporto dapprima equamente ripartito tra forma e contenuto, viene progressivamente privilegiando il secondo rispetto al primo, culminando, nel 1923, nella realizzazione dei costumi e delle scene per il balletto svedese 'La creazione del mondo'.
In Klee l'impatto con 'il primitivo' rende l'artista caparbiamente attento a ricercare in quel mondo la sintesi di una nuova metrica del segno, incredibilmente vicina, per certi versi, alle odierne soluzioni di un Harring o di Penck.
Quanto al peso che l'arte primitiva ha rivestito nella nascita e nello sviluppo del Dadaismo e del Surrealismo esso nettamente differenziato a seconda della personalità di ogni singolo autore.
In Marcel Janco si legittima tramite ciò il bisogno di esplorare tecniche nuove (prime forme d'arte 'di accumulazione') mentre Man Ray la adduce a pretesto di indagini multidirezionali; nascono poi le sintesi compositivo-formali di Masson, le 'trasposizioni' di Max Ernst ed ancora le costruzioni totemiche di Lam e la scomposizione simbologica di Mirò.
 
Da Moore in poi
 
L'intenso rapporto che ha legato all'arte primitiva il grande scultore inglese Henry Moore merita una citazione a parte.
Probabilmente, nessun altro artista del nostro secolo ha avuto una così immediata ed acuta capacità di comprendere quella lontana lezione formale riuscendo poi ad eleggerla, tramite una sintesi particolarissima e personalissima, a testimone del nostro tempo.
Forme umane o astratte, quelle di Moore, che si presentano a noi sorprendentemente innovatrici pur scaturendo, e qui sta il vero paradosso, da idee captate dall'urlo lontano di oscure foreste.
Con l'Espressionismo Astratto, di Pollok e compagni, che attinge dall'arte primitiva, intesa nella sua più vasta accezione, apriamo ora la porta sul breve cammino (inteso in termini cronologici) che ci separa dall'arte d'oggi e lungo il quale cercheremo di focalizzare, molto concisamente, secondo l'ottica prefissata, ora le principali personalità artistiche, ora le diverse correnti.
L'influsso del 'gusto' scaturito dall'apprezzamento dell'arte primitiva (la patina, le cromie crostose, l'aggiunta di materiali eterogenei in maschere e feticci) ha innegabilmente ingenerato, su artisti di estrazione molto eterogenea (Burri, Baj, César, Tapies, Mirko, Arman) ed in tempi diversi, uno spostamento di interesse in direzione di una preminenza della materia quale ragione principale ed in alcuni casi unica dell'opera (Arte materica).
Tra gli altri importanti momenti dell'arte contemporanea che appaiono intensamente legati alla sintesi del primitivismo non possiamo certo dimenticare la genesi del Gruppo Cobra (Jorn, Appel, Corneille, Alechinsky), l'opera composita di Jean Dubuffet, il nucleo culturale da cui è scaturita l'arte ecologica (Land Art, Earth Art) ed ancora più vicino a noi l'avvento del Postmoderno almeno in artisti quali Penk, Baselitz, Harring, Brown.

Conclusioni

Il taglio particolarmente conciso che è stato attribuito alla trattazione di una materia così composita è stato scelto deliberatamente allo scopo unico di sollecitare da parte del lettore un moto di curiosità e di interesse che un'indagine più approfonditamente ponderosa avrebbe, a mio avviso, rischiato di scoraggiare.


3ai saggi
 

1.
Maschera di danza zoo-
antropomorfa.
Kran - Liberia.
H. cm. 34.

2.
Figura femminile 'gorobolo tugu'.
Senufo del Nord - Mali.
H. cm. 28,5.


3.
Maschera 'da corsa'.
Dan Settentrionali- Costa D'Avorio.
H. cm. 21,5.


4.
Figura femminile 'blolo bla', la sposa dell'aldilà.
Baulè - Costa d'Avorio, Regione di Dimbokro.
H. cm. 37.